SELINUNTE
Santuario Collina Orientale

La Collina Orientale

Il santuario occupa buona parte della superficie del terrazzo marino che domina da est la valle del Gorgo Cottone, alla foce del quale furono edificate le strutture portuali collegate alla città attraverso le mura di fortificazione arcaico-classiche. Da sud verso nord i tre Templi adiacenti e paralleli (Tempio E, F e G), dimostrano la ricchezza e la potenza politica raggiunta dalla città. Non tutti furono completati; un violento terremoto, se non più di uno, fu la causa del crollo completo di tutti e tre gli edifici.

Tempio E

Ricostruito per anastilòsi nel 1959, il tempio periptero (6 x 15 colonne) si data al 460-450 a.C. ed è simile nelle proporzioni al tempio di Ercole di Agrigento (500 a.C.).

La peristasi è adeguata alle dimensioni della cella ampia e allungata, articolata in pronao in antis, naos e adyton rialzati e opistodomo in antis. Compaiono le torri delle scale comprese entro lo spessore dei muri divisori fra pronao e naos, soluzione che ricorda nuovamente il tempio agrigentino.

Tempio E

Lo spazio interno alla peristasi era decorato da dodici metope scolpite disposte sulle fronti del pronao e dell’opistodomo. Il pregevole ciclo figurativo, esposto in una delle sale del Museo Archeologico Regionale “A. Salinas” di Palermo, illustra temi connessi al culto di Hera, divinità tutelare del tempio. Le metope raffigurano Eracle in lotta contro una Amazzone, le nozze fra Zeus ed Hera, Atteone sbranato dai cani davanti ad Artemide e, infine, Atena che atterra il gigante Encelado.

Il tempio presenta colonne alte 10,20 m, comprese di capitello, nello spirito e nelle linee estetiche dello stile dorico.

Recenti scavi all’interno del tempio, anch’esso ricostruito, ci svelano che l’edificio, realizzato in calcare stuccato dalla ricca policromia, è stato preceduto da due più antichi templi: i templi arcaici E1 e E2.

Templi E1 e E2

Il più antico tempio, chiamato Tempio E1, venne edificato pochi anni dopo la fondazione della colonia. L’edificio era composto da una lunga cella con adyton e pronao in antis costruito con calcare giallastro proveniente dalle cave Latomie. Dell’elevato si conoscono due serie di colonne monolitiche di dimensioni diverse e con due tipi di capitelli realizzati su modelli corinzio-corciresi.

Distrutto da un incendio intorno al 510 a.C., il tempio venne sostituito da un periptero con cella, realizzato in calcare stuccato, dalla pianta quasi uguale a quella del tempio oggi visibile.

Questo tempio, denominato E2, realizzato con tutta probabilità durante la tirannide di Eurileonte, è rimasto incompiuto a causa della caduta del tiranno. Per uno dei due templi arcaici, dovette essere realizzata la statua di culto, della quale conosciamo solamente la testa, conservata anch’essa al Museo Archeologico Regionale “A. Salinas” di Palermo.

La scultura, realizzata in tufo finissimo agli inizi del VI sec. a.C., si presenta fortemente abrasa nel volto; tuttavia è possibile notare la struttura cubica della testa e la capigliatura ad elementi ondulati continui molto stilizzati, che ben evidenziano una matrice ionica.

Una dedica ad Hera, rinvenuta nel 1865, fa supporre che il tempio fosse dedicato a questa divinità.

Tempio F

Il Tempio F, è un periptero (6 x 14 colonne) con doppia fila di colonne sulla fronte è il più piccolo dei tre templi della Collina orientale. Le proporzioni strette e allungate della cella e la sua articolazione in pronao chiuso, lungo naos e breve adyton, sembrano trarre ispirazione dalla tradizione architettonica selinuntina iniziata con il Tempio C. In un momento successivo, lo spazio tra le colonne della peristasi viene chiuso da alte transenne di pietra alte fino a tre metri che avevano lo scopo di nascondere le pratiche di culto che si svolgevano all’interno: una soluzione che si ritrova nell’Olympeion di Agrigento ed è spiegabile con esigenze connesse alla riservatezza del culto.

Il tempio possedeva originariamente una ricca decorazione fittile sostituita, in seguito, da splendide metope di chiara ispirazione attica e cicladica dedicate al tema della gigantomachia. Due di queste, capolavoro del tardo arcaismo scultoreo selinuntino, databili tra il terzo e l’ultimo quarto del VI sec. a.C., raffigurano Dioniso che sta per uccidere un gigante ed Atena vittoriosa su Encelado (entrambe le sculture sono esposte al Museo Archeologico Regionale “A. Salinas” di Palermo).

L’edificio, databile intorno al 520 a.C., è dedicato ad Atena o, come proposto da alcuni a proposito della chiusura degli intercolumni, a Dioniso, una tra le principali divinità venerate nella città.

Le rovine di questo tempio furono saccheggiate in epoca imprecisata e utilizzate come materiale da costruzione.

Tempio G

Il Tempio G, dedicato probabilmente a Zeus, è considerato per le sue dimensioni (m 49,97×109,12) tra i più grandi del mondo greco.

Il più grande tra i templi peripteri della Sicilia, aveva otto colonne sulla facciata e diciassette sui lati lunghi. Le colonne alte 16,27 m sostenevano un capitello il cui abaco si estendeva per oltre 16 mq, mentre l’altezza del tempio raggiungeva i 30 m.

Che la sua maestosa costruzione si articoli durante un lungo periodo a partire dal 530 a.C., scandito da varie interruzioni, si riflette nella varietà delle forme e nelle diverse proporzioni delle membrature.

Le colonne non ancora scanalate e altri dettagli mostrano lo stato di incompiutezza del monumento al momento della distruzione del 409 a.C. Numerosi rocchi di colonne sono ancora oggi visibili nelle cave di Cusa e lungo la via che in antico conduceva a Selinunte.

La pianta del tempio ricorda quella dell’Apollonion di Didyma (Asia Minore) ed è una delle più originali tra quelle degli edifici sacri greci costruiti in Sicilia.

L’interno era costituito da un atrio (pronao prostilo tetrastilo, cioè con quattro colonne sul lato d’accesso e due sui fianchi) cui seguiva la cella (naos) ipetrale (non coperta), divisa in tre navate da due file di colonne monolitiche con capitello dorico su due ordini, che conducevano ad un piccolo naiskos (adyton) entro cui si custodiva la statua di culto; sul lato ovest l’opistodomo con due colonne in antis.

Addossate ai muri delle navate laterali della cella c’erano due scale, tramite le quali era possibile raggiungere il tetto e il sottotetto per le periodiche ispezioni delle capriate lignee che sostenevano la copertura.

Sull’anta del naiskos del tempio è stata ritrovata nel 1871 la “Grande Tavola Selinuntina”, importantissima iscrizione sui culti della città databile intorno alla metà del V sec. a.C., con cui i Selinuntini ringraziarono le loro divinità dopo una non specificata vittoria. Dall’adyton proviene la scultura tardo arcaica raffigurante un torso di gigante. Sia l’iscrizione che il torso sono oggi esposti nel Museo Archeologico Regionale “A. Salinas” di Palermo.

Tutto il complesso era arricchito da una fastosa policromia, della quale permangono tracce tuttora visibili su alcuni elementi architettonici.

Tra l’imponente cumulo di rovine emerge una colonna, nota localmente come lu fusu di la vecchia, restaurata da Valerio Villareale nel 1832.

 

Biglietteria

Biglietto intero : 6,00€ Biglietto ridotto: 3,00€
Ingresso gratuito per i cittadini dell’Unione Europea, di età inferiore a 18 anni. Ingresso libero per tutti, la prima Domenica di ogni mese.

Orari e Tariffe